Al centro della riflessione, la necessità di ripensare i principi e gli strumenti della fiscalità contemporanea, alla luce delle profonde trasformazioni economiche e sociali. Secondo Falsitta, gli attuali sistemi tributari, ancora in larga parte ancorati a categorie del passato, mostrano crescenti difficoltà nell'intercettare le nuove forme di produzione e concentrazione della ricchezza.
La questione fiscale assume così una dimensione che va oltre il reperimento delle risorse pubbliche, investendo direttamente la tenuta del modello democratico e la capacità dello Stato di garantire diritti e prestazioni sociali. Nell'intervista emerge, in particolare, il tema della progressività fiscale, da ripensare in relazione alle trasformazioni della ricchezza e alla necessità di una distribuzione più equa del carico tributario. Falsitta richiama l'attenzione sui grandi patrimoni e sulle nuove concentrazioni di potere economico, sottolineando l'esigenza di strumenti fiscali capaci di confrontarsi con fenomeni che oltrepassano i tradizionali confini nazionali.
Un ulteriore punto riguarda il rapporto tra fiscalità e sostenibilità della spesa sociale. La tutela dei diritti, osserva Falsitta, richiede risorse adeguate e meccanismi di finanziamento stabili, capaci di sottrarre le prestazioni essenziali all'incertezza delle disponibilità finanziarie contingenti. La riflessione si estende, infine, al rapporto tra disuguaglianza economica e democrazia. La crescente concentrazione della ricchezza rischia infatti di tradursi in una concentrazione del potere, rendendo ancora più urgente una revisione delle regole fiscali orientata all'equità e alla coesione sociale. Ripensare il Fisco significa dunque interrogarsi sul futuro della democrazia e sul ruolo delle istituzioni nella tutela dei diritti fondamentali, individuando nuove regole per accompagnare le trasformazioni economiche senza compromettere la sostenibilità del sistema sociale.
